Due leggende sullo Zafferano

Lo zafferano, da sempre usato come colore per la pittura, aggiunto abbondantemente alle paste di vetro delle vetrofanie o ai colori usati negli affreschi, deve la sua presenza a Milano, patria del risotto giallo, a due leggende.

La prima narra di un cuoco abruzzese emigrato a Milano in periodo di carestia, che aveva aperto una piccola osteria, costretto a servire ai suoi clienti solo grandi piatti di riso lesso. Un giorno vi aggiunse un po’ di polvere di zafferano ricevuto in pagamento da un pittore squattrinato che era venuto a mangiare da lui. I clienti ne furono entusiasti e il cuoco divenne ricco e famoso.

L’altra leggenda, più conosciuta, racconta di un garzone vetraio, bravissimo nel mescolare i colori, rendendoli dorati con l’aggiunta di zafferano. Egli lavorava alla vetrata di Sant’Elena, nella Fabbrica del Duomo ed era soprannominato dal suo capo, Valerio di Fiandra, proprio “Zafferano”.

Quando la figlia di Valerio si sposò, il ragazzo, troppo povero per farle un dono bellissimo, si presentò al banchetto nuziale reggendo due grandi marmitte di risotto dorato e profumatissimo, inventando il suo risotto allo zafferano.