Un pò di storia

Stando alla mitologia greca, lo zafferano sarebbe il frutto dell’amore tra un giovane bellissimo di nome Krocos e una ninfa di nome Smilace. La ninfa, purtroppo, era la favorita del dio Ermes che, per invidia, trasformò il giovane Croco in un bulbo dal bellissimo fiore.

Lo zafferano, al di là della leggenda, è conosciuto da millenni. Se ne parla nei papiri egiziani, nel Cantico dei Cantici della Bibbia, nell’Iliade.

Lo citano nelle loro opere Virgilio, Plinio e Ovidio. Isocrate, famoso maestro di retorica greco, si faceva profumare i guanciali con lo zafferano prima di andare a dormire e le donne troiane lo usavano per profumare i pavimenti dei loro templi.

Lo za’hafaran, come lo chiamano gli arabi , è originario dell’Asia Minore. 

Plinio scrive che i Fenici lo usavano esclusivamente per tingere stoffe; tuniche dello splendido colore giallo vivo che piacevano molto alle eleganti signore d’allora; ed i Fenici trasportavano le stoffe dal porto di Tiro, in tutto il Mediterraneo.

Furono gli Arabi, guerrieri espansionisti, a farlo conoscere quasi ovunque, dalla Spagna, dove è indispensabile nella paella, all’Indonesia, dove è basilare nel curry.

In Italia era una materia preziosa, tanto che le nostre Repubbliche fondarono i Banchi dello Zafferano, sorta di borse commerciali in cui si contrattavano le partite destinate alle grandi corti di Firenze, Venezia, Milano e Genova.

Il fiore venne ufficialmente introdotto in Italia come coltivazione solo alla fine del 1300, grazie al padre domenicano Domenico Santucci, nato a Navelli, in provincia dell’Aquila, che visse a lungo al servizio del Tribunale dell’Inquisizione, in Spagna e, tornato in Abruzzo, piantò con successo, in un terreno di sua proprietà, alcuni bulbi di croco spagnolo che attecchirono meravigliosamente.

A Civitaretenga, ad esempio, esiste la Chiesa della Madonna dell’Arco che, secondo la leggenda, fu costruita nel luogo dove sorgeva la stalla di una taverna in cui soggiornò un pittore che, non avendo una lira, fu messo a dormire dal taverniere nella mangiatoia della stalla.

Al pittore apparve in sogno quella notte la Madonna che gli chiese un ritratto, ma purtroppo l’artista non aveva i colori. Usò allora lo zafferano trovato nella cucina della taverna, dipingendola sul muro contro cui era poggiata la mangiatoria… fu così che nacque il culto della Vergine dello Zafferano.